Jaunty Jackalope
L’ultima release della ubuntu, la 9.04 Jaunty Jackalope, è un grande passo avanti per la comunità Gnu/Linux. Le varietà Kubuntu, Xubuntu, Server Edition e netbook remix coprono l’esigenza di un’ampia fetta di utenza. In particolare la netbook remix è davvero spettacolare. Tolti i 5 minuti che ci sono voluti per vomitarla su una pen drive e per risistemare la tabella delle partizioni che il fido dd aveva introiato, l’installazione sul mio piccolino Bertrand (un’ Acer Aspire One 150L, affettuosamente detto il mio aspirone) ha preso solo 18 minuti. Il boot è davvero veloce: meno di 50 secondi dal tasto on al desktop. La stessa interfaccia grafica è un ottimo compromesso fra la ubuntu classica e la xubuntu: leggera e utilizza al meglio lo schermo a 9 pollici (1024 per 600) copiando in parte quella della Linpus (carina, ma per il resto un obbrobrio). Tutto l’hardware supportato out of the box: la malefica scheda atheros senza dover compilare i madwifi. L’audio è ok e la webcam pure. così i dispositivi usb e il lettore di sd card. Manca solo la regolazione della ventola e la cpuscaling, ma forse perché non ci ho ancora smanettato seriamente. Così, tolti una ventina di minuti per scaricare gli aggoirnamenti e sistemare il solito casino che faccio con le partizioni sul disco, in meno di 50 minuti il sistema è pronto all’uso. Senza dover installare driver aggiuntivi, senza aggiungere programmi di sorta. L’ottimo openoffice è di default installato, con firefox, revolution, gimp e totem come lettore multimediale.
Ho provato anche l’ubuntu standard, tanto da fare l’update dalla kubuntu 8.04.02 alla kubuntu 9.04. Kde che poi ho cassato perché troppo pesante sul portatilino che fa da server. Ma la gnome invece viaggia davvero bene, tanto che mi ha convinto e la userò di default anche sugli altri computer in giro.
Fra 7 mesi saranno dieci anni che avrò fatto la mia prima installazione di Linux. Era la RedHat 6.1, quel lontano 13 dicembre 1999. Un cd scrauso che mi passò massimo che terminava l’installazione con un crash totale senza riavvio e senza dare la benché minima informazione sul fatto che la procedure si fosse conclusa con successo. Eppure mi convinse. In effetti ci voleva poco a convincermi che era meno lassativa dell’odiato Findus 98 o peggio ancora di quell’accrocchio che trasformava un P2 300Mhz in un tostapane: Findus NT desktop edition 4.0. L’avevo preso originale. Mai speso peggio dei quattrini.
Nella primavera del 2000 presi stupidamente il virus I love U. Allora spesi 150.000 Lire per un modem esterno e pensionai definitivamente la tecnologia Merda$oft. Non vale la pena di tenerla su un pc e usarala costantemente. Significa essere masochisti. Crea più giramenti di balle che altro.
Da allora ho provato la Suse, anch’essa quasi scomparsa come la RedHat, la mandrake (che si fregiava del motto “Anche una scimmia riuscirebbe ad installarla con un po’ di pazienza”. Ed era vero!) per poi psassare alla più geek slackware
, della quale un po’ rimpiango ancora l’austera semplicità e gli script scritti in maniera magistrale dall’unico mantenitore:Peter Volkerding. Una distro che mi ha fatto imparare tanto su cosa sia in effetti un operating system e quale sia la differenza fra un 80486 e un tostapane armato dal dos. Una distro che riusciva a trasfromare un 486 55MhZ con 8 mega di ram in un server apache.
Poi venne la Gentoo. La provai per un po’. Era anche carina. La naturale evoluzione di slackware, con alcune idee prese da debian e da bsd.
Su insistenza di Andrea provai la ubuntu, era la versione 6.06 se non erro. Ma la Gnome mi ha sempre attirato poco. Meglio la KDE o la spartana ma rapidissima XFCE. Quidni provai la Kubuntu e trovai, dopo il solito tempo di affiatamente, la quadratura del cerchio. Niente a che spartire con Debian, nata vecchia e stravecchia e con procedure di installazione più macchinose e spigolose della slacky. Una quantità di pacchetti già pronti da scaricare da internet, automaticamente con dipendendenze incluse, abbastanza aggiornati e di semplicissima gestione. Idem per gli aggiornamenti quotidiani sulla sicurezza.
Certo. Le prestazioni non sono quelle della slacky con kernel e librerie compilate a mano, o quelle della gentoo con tutto il sistema compilato dai sorgenti in modo automatico. Ma mano a mano che l’informatica diventa un lavoro più che una passione è di certo il miglior compromesso.
Ora sta per uscire windows7. La RC sarà liberamente scaricabile e usabile a gratis fino alla fine del 2010. Sarà il solito successone, con Internet Exploder a corredo, la versione trial 30 giorni di office e chissà quali altre porcherie. Mi viene in mente una collega che è comparsa in laboratorio martedì e voleva una versione di office da usare a casa. Le ho proposto openoffice e lei mi fa, in quel modo astioso e saccente: Ma sai, io ho bisogno delll’equation editor di word per scrivere le formule.
Ahè! That’s the point. Chiunque abbia bisogno di quel software lassativo, di certo non ha mai serimante provato l’equation editor di Open office. E di certo, nonostante la laurea in matematica/fisica ante guerra, non credo abbia mai sentito parlare di LaTex. Chissà, potrebbe provare la nuova versione di 1.6 di Lyx e chiedersi come mai i testi che scrivo assomigliano così tanto a quelli che le spacciano in università.
In culo alla professionalità, al risparmio e alla meritocrazia.
Il regalo perfetto
In questi giorni mi è capitato di sentire alla radio, e poi di visionare alla scatola luminosa, un curioso spot, mi pare della merdaset, che incoraggiava a regalare schifoset premum a natale. O forse c’era un altro tizio con la faccia da super fesso che si chiamava pasquale? Non ricordo e francamente non me ne fotte un pilo.
Anch’io in quest’anno di crisi ho trovato il regalo perfetto. Non che per me sia una novità, ma mi diverto ad annoiarvi con queste trovate. E’ un oggetto a forma di prisma retto a base rettangolare (qualcuno lo chiama parallelepipedo) di dimensioni molto variabili. Diciamo che in generale la base varia dal 10 per 10 fino a 30 per 40, ma ci sono troppe eccezioni per essere così categorici. Anche le altezze (o profondità se preferite) variano da mezzo centimetro fino a quasi 30.
Con tanta fantasia esso non è altro che l’erede del latino quaternum, ovvero è il libro. Un anno e mezzo fa mi congedai dalla mia classe assegnando come compiti delle vacanze la lettura di almeno un libro di Sherlock Holmes e la guida (galattica per autostoppisti). A costoro avevo già imposto la rubrica “una parola al giorno” che però riscosse un qualche success visto la miseria del loro lessico. La cosa buffa è che insegnavo informatica, sistemi ed elettronica.
Oggi essi sono alle prese con la difficile scelta di cosa fare da grandi, se perseverare negli studi informatici o prendere in considerazione qualche altra via. Il mio consiglio è quello di leggere almeno uno di questi due libri di Feynman: 6 pezzi facile e QED. Giusto per capire se la fisica fa per voi. Se vi dovessero piacere allora si può passare alla biografia di Preparata (dai quark ai cristalli) ma è un pochino più tecnica.
Per chi volesse cimentarsi nella matematica non posso non consigliare il bellissimo libro di algebra di Herstein. E’ un libro che parte dagli inizi. Il primo capitolo, almeno i primi sei paragrafi del secondo e i primi 4 del terzo sono accessibili a tutti, secondo me. Certo, con un po’ di sforzo. Ma è vera matematica, come alle superiori non si vede mai. Inoltre ci sono molti libri di Odifreddi che è un ottimo divulgatore in materia.
Per chi si occuppasse di criptografia un libro estremamente buono è codici e segreti di singh.
Per non restare indietro in campo filosofico/politico un po’ di libri di nonno Russell: L’elogio dell’ozio (che in una società frenetica come oggi è una chicca di rara saggezza), gli immancabili saggi scettici, la conquista della felicitià, passando per dio e la religione che però è più tosto, oltre che voluminoso. Per i più temerari l’ABC della relatività, benché alcune dimostrazioni geometriche mi abbiano fatto veramente sclerare (la geometria euclidea ai nostri tempi non va affatto per la maggiore).
Letture più leggere potrebbero essere “il giorno della civetta” di sciascia, che ho letto quest’estate, e i classici di carroll: le avventure di alice nel paese delle meraviglie e il successivo attraverso lo specchio…
Se avete qualche bimbo in lista ci sono altri bellissimi libri: il mago dei numeri di Enzensberger, il piccolo principe e storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.
Per i bimbi più cresciuti ci sono la guida e in sostanza tutti e 4 i libri dela trilogia (sic, è proprio così. Il quinto non mi è piaciuto molto) di Douglas Adams. Per i bimbi ancora un filo più grandi uno dei tre di covatta (dicette giobbe aka parola di giobbe, pancreas e “sesso? fai da te!”) e il ricordo di una pizza napoletana. Inoltre c’è lo spassoso “Cchiù pilo per tutti” di albanese.
Come vedete non ci sono grandi romanzi o peggio qualcosa di moderno. Un po’ come i film: fra quelli recenti ce ne sono pochi che meritino. La gente va meno al cinema non solo per via della tv e dei blockbuster, ma anche perché pagare 6 € per certe schifezze è proprio un furto. Credo che l’ultimo film che sono andato a vedere sia stato Michael Clayton un annetto fa. E meritava.
Ma anche un po’ di svago ci vuole, e allora cosa di meglio della raccolta delle striscie dei Peanuts (aka linus/charlie brown/snoopy) ? Oppure rileggere qualche canto della divina commedia andato dimenticato, specie magari dall’inferno.
O se dell’umore giusto un bel racconto del terrore di Poe: un maestro del brivido. Lo ritengo il miglior scrittore horror di sempre. Non solo per le storie azzeccatissime ma anche per la sua magistrale capacità di descrivere ambienti ed emozioni. Leggere la cripta prima di andare a letto, magari durante un temporale era devastante! Mi faceva proprio cagare addosso dalla paura!
E mi pare giusto dirvi anche cosa non comprare. Libri editi mondadori: andrebbero scartati a priori. Libri scritti da politici o leccaculi similari. Nuociono gravemente alla salute mentale. Specie di Faletti… ‘Sta robaccia riduce i neuroni a un ammasso di gelatina buona per l’insalata russa. Libri di Travaglio: comprateli per dargli i soldi, ma vanno letti a stomaco vuoto, specie se ci si ricorda che raccontano cose tragicamente vere. Non riesco più a leggerli, mi fanno troppo male.
Però potete sempre regalare, ammesso di trovarlo ancora in giro, l’odore dei soldi soprattutto se avete qualche parente che ha un po’ il vizio di glorificare il capo pagliaccio. Poi interrogatelo, mi raccomando.
Tornando a libri da leggere. Restano i libri di Orwell, fra cui 1984 e la fattoria degli animali, e il bellissimo e profetico “Brave new world” (il mondo nuovo e ritorno al mondo nuovo) di Huxley.
L’importante è regalare un libro. E quando ti regalano un libro leggerlo, anche se a prima vista non sembrerebbe piacerti. Solo alla fine dell’ultima pagina si potrà giudicare, prima è sempre troppo presto.
PS: se avete altri bei libri, ovviamente dal vostro punto di vista, segnalate pure. Questi sono i miei cavalli da battagla; c’è sempre così tanto da imparare e così poco tempo per farlo!
tg schifoset
Oggi, siccome dio fa la neve (antica bestemmia piemontese!) e io la spalo, ho pranzato dai miei. Purtroppo non sono riuscito ad impossessarmi del remote control della scatola luminosa e così fra uno gnocco e un’arancia (esperienza buffa che racconterò un’altra volta) mi sono dovuto sciroppare studio aperto.
Non credo si possa definire tg. Forse confetto falqui sarebbe più azzeccato.
O anche una supposta di glicerina.
La notiziona del giorno è che il latte crudo deve essere bollito prima di essere bevuto. E che tutte le macchinette distributrici di latte si devono dotare di tanto di cartello stampato in formato A3 in proposito.
Sarà, ma quando ero bambino e andavo alla latteria (antico consorzio di contadini che avevano le vacche e rivendevano in nero il latte senza manco fare lo scontrino!!) a prendere il latte lo si bolliva solo per farci la colazione. Appunto, bastava scaldarlo un po’ per farci il caffèlatte. Ancora adesso quando mi capita di andare a prendere il latte (crudo, non fresco! e vi segnalo questo) ogni tanto do una sorsata direttamente alla bottiglia.
Invece è il panico! Non si sa mai cosa si può prendere bevendo il latte crudo senza prima averlo bollito! Addirittura appena uscito dalla macchinetta (manco fosse la tetta della vacca!)! La vitamina B pura! Qualche batterio vaccino! Il lattosio allo stato grezzo! Latte trattato magari a mani nude, e luride, da un contadino umano e sporco! MIO DIO!! Quella sensazione sgradevole di appiccicaticcio che ti rimane sui baffi…
Noi la chiamavamo panna (e io così la chiamo ancora) e ci leccavamo i baffi tutti garruli ed estasiati. Devo confessare che lo faccio ancora e di aver confidato un piccolo segreto a una mia cara amica in proposito: Si prende il latte crudo (mi raccomando armatevi di una bottiglia di vetro tipo quelle dei succhi con la bocca ampia…) e lo si versa in una ciotola o una scodella. Senza esagerare, basta un quarto o mezzo litro. Lo si lascia a riposo fino alla mattina successiva e.. voilà! Preparatevi a una golosissima colazione. Con un cucchiaio potrete raccogliere la panna che si è formata sulla superficie e avere un’emozione gastronomica forte e appagante. Certo, alle volte può darsi che venga un po’ di cagotto, specie agli inizi. Ma questo è colpa del nostro stile di vita che ci ha abituati a bere una sostanza biancastra al vago sapore di latte che si trova in parallelepipedi di tetrapak. Il latte vero, non intero ma crudo quindi nemmeno pastorizzato, è un’altra cosa. Ci vuole stomaco e soprattutto intestino per poterlo digerire. La ricca flora microbica è pesante da assorbire. Ma fa meglio dell’eneterogermina! E con un po’ di pazienza ci si abitua al latte, cremoso, con un fantastico sapore di latte. Pieno di fragranza. Perfino profumato (alle volte può ricordare anche un po’ la stalla, ma che male c’è?). Da non resistere a pucciarci dentro un frollino!
Ma il latte direttamente dal contadino, che costa meno del latte fresco carnini o simili, è eversivo. Ci guadagna solo il contadino e chi lo compra (e vi assicuro che ci sono i milanesi che fanno la fila davanti al distributore la domenica pomeriggio… arrivano con le bottiglie di plastica [orrore!] per farne scorta). Quindi bisogna creare l’allarme. Il panico! Attenti al cagotto da latte crudo! Va bollito!! E quindi distrutto.
Ma è studio aperto. Una collezione di gossip, di notizie farlocche e stronzate. Credo che anche studio aperto vada bollito prima di essere visto. Altrimenti è davvero lassativo peggio di un bicchiere di olio di ricino!
In ultimo vi segnalo questo articolo. Io sono un sereno perito informatico e la maggior parte dei miei anni di insegnamento l’ho dedicata ad altri futuri periti informatici. Questo articolo scopre un po’ l’acqua calda, ma vale la pena riscoprirla alle volte. Solo è quel calo di professionalità dei docenti, vero anche per i licei sia chiaro, che dovrebbe suonare come una sirena. Ma pochi la sanno ascoltare…
PS. Altro che la marcuzzi e la sua naturale regolarità! Altro che l’actimel e quelle porcherie made in nestlé (che è nata come azienda di concimi) stile activia. Fermenti lattosi puri e si va al bagno che è un piacere. E tutto ad un € al litro. E non serve neanche la plastica della confezione e la pubblicità di quella scimmia della marcuzzi! E tutti si sgonfiano sul water, a mo’ dell’inno del corpo sciolto di bengignana memoria!
You are old, Father Feynman
Ma il mio vero problema, incomincio ad averne sentore, sono i fisici teorici. I più celebri, come Feynman, Gell-Mann, Weinberg, Chew e i loro allievi, hanno una grande influenza sull’accademia americana, che ha a sua volta una grande influenza sull’accademia mondiale. Le loro idee scientifiche sono determinanti per lo sviluppo della teoria, ma anche e soprattutto dei programmi sperimentali, che in base alla loro mole (<<Big Science>> è stata appropriamente denominata) hanno rilevanza non secondaria anche sul piano politico-economico. Nell’osservare con stupore gli avvenimenti che segnano la Rivoluzione di Novembre, mi rendo finalmente conto che la <<comunità scinetifica>>, che fino ad allora mi era parsa (come sono duri a morire i sogni della giovinezza!) la realizzazione della <<repubblica delle lettere>>, cui Galilei indirizzava il suo Dialogo, è invece la versione moderna, laica della comunità religiosa che dominò l’Università medievale. Una comunità, certamente, di grande sofisticazione intellettuale, capace di notevole progresso di conoscenze, ma che nasce con un <<peccato originale>> : la mente indagatrice al servizio di un’ideologia, di una visione del mondo, di interessi religioso-politico-economici che nulla hanno a che fare con la verità naturale, e che anzi, spesso, entrano in conflitto con essa. Non è un caso, comincio a rendermi conto, che il Rinascimento sia sbocciato e fiorito fuori dalle università, in quel ceancolo, mai più ripetuto che fu l’Accademia platonica di Marsilio Ficino; né che i più feroci persecutori di Galilei siano stati i suoi colleghi, quasi tutti ecclesiastici, delle università (in particolare gesuiti del Collegio Romano, come padre Orazio Grassi).
Giuliano Preparata – Dai quark ai cristalli
La religione, ahimé, è una trovata per le menti labili, docili e deboli che hanno bisogno, a qualsaisi titolo, di conforto. Lo vedo in mio padre, un mangia preti peggio di peppone, che distrutto dal parkinson guarda la messa alla tv e tutti i film a sfondo religioso. Il popolo ha bisogno di credere. Credere a una giustizia vera e superiore. Credere che i suprusi che subiscono saranno vendicati da un’entità superiore. Credere che la vita mediocre, brutta e stentata che fanno sarà ricompensata. Credere che ci sarà un posto e un momento in cui si potranno superare tutti i propri rimpianti e rimorsi.
Oggi schiavi, o se preferiamo coglioni, per essere eroi nell’aldilà. Per poi scoprire che nell’aldilà c’è Buddha e che si è sofferto per niente.
E intanto i preti, i peggiori pederasti che la storia umana abbia mai conosciuto, dichiarano che è una follia depenalizzare l’omosessualità. Come se Capo Pagliaccio dicesse che fosse folle depenalizzare il falso in bilancio e la corruzione previtiva (o preventiva? ba…) dei giudici. Come dire che l’aumento dell’iva dal 10% al 20% sui prodotti da pay tv si deve fare perché era un impegno preso da prodi (e la controcampagna di sky è davvero azzeccata, ma non c’è peggior sordo di colui che non vuole ascoltare).
La religione è il singhiozzo di una creatura oppressa, il sentimento di un mondo senza cuore, lo spirito di una condizione priva di spirito. È l’oppio dei popoli.
Di marx si possono dire tante cose. Ma la sociologia e la psicologia le intuiva abbastanza bene. Il problema che la differenza fra religione e ideologia è nulla: entrambe si basano sulla fede. Come la nostra scienza ortodossa, in particolare la fisica. L’uomo razionale forse non sarà felice ma è sereno. Fa quello che deve, dato che non avere una fede non implica non avere una coscienza e un’etica, e prova a fare del suo meglio. L’uomo impulsivo, emotivo e religioso invece fa quello che sa essere giusto. Da questa arroganza di conoscenza ottiene la giustificazione per far soffrire il suo prossimo. Per distruggere intere culture che aborrisce in quanto diverse. Per sodomizzare il prossimo. Sia fisicamente, sia mentalmente che moralmente.
Per il bene di molti si sacrifica il bene di pochi. Ma in nome del bene di molti, e dell’umanità intera, tante volte pochi hanno sofferto. Bombe atomiche sono state scagliate su città inermi o su isole idilliache. Gas tossici sono stati usati per studiarne gli effetti. Ostetriche sono state arse vive perché aiutavano a partorire le gestanti. Le curavano con le erbe anziché con l’acqua benedetta (benedetta da un uomo).
E la gente, o almeno chi comanda, si dimenticò di amare il prossimo suo. Anzi. Decise che amare deve essere illegale. Ma non sarà illegale inculare il prossimo. A meno di farsi sgamare…
capitolo 28
28
Il maggior problema, ossia uno dei maggiori problemi (ce ne sono tanti), che l’idea di governo fa sorgere è questo: chi è giusto che governi? O meglio, chi è così bravo da indurre la gente a farsi governare da lui?
A ben analizzare, si vedrà che:
- a) chi più di ogni altra cosa desidera governare la gente è, proprio per questo motivo, il meno adatto a governarla;
- b) di conseguenza, a chiunque riesca di farsi eleggere Presidente dovrebbe essere proibito di svolgere le funzioni proprie della sua carica, per cui:
- c) la gente e il suo bisogno di essere governata sono una gran rogna.
Così, i vari Presidenti galattici che si sono succeduti al potere hanno assaporato con tanto gusto le gioie della poltrona, da non accorgersi che non erano veramente loro a comandare. Qualcuno nell’ombra governava al posto loro.
Ma chi può mai governare, se a chi desidera farlo non è permesso di farlo?
Dougla Adams, Ristorante al termine dell’universo (1980), capitolo 28
diatriba d’amore
durante le ultime vacanze natalizie ero ospite dai miei e ne ho approfittato per un sano riposo anche letterario. tra le altre cose ho letto un inedito garcia marquez in “diatriba d’amore contro un uomo seduto”, una sorta di piece teatrale a una voce. sono i pensieri, le opinioni, il dolore di una donna che si è vista defraudare della sua vita e dei suoi desideri dall’ombra di un uomo marito disinteressato e lontano. il clima è quello della tragedia familiare che si consuma in agonia quotidianamente all’interno delle mura di casa; poco alla volta la vita di coppia diventa superflua, fonte di disprezzo, amarezza e solitudine. dopo 25 anni di matrimonio questa piccola donna trova il coraggio delle sue idee e la forza della disperazione la spinge e sorregge in un maestoso “j’accuse” nei confronti del marito, che imperterrito (e qui la grandezza di marquez è davvero notevole) continua a leggere il suo giornale sulla poltrona. ma il marito è un fantoccio….o meglio lo diventa, mentre la moglie che fino ad allora aveva vissuto all’ombra del coniuge, burattino nelle sue mani, emerge come personaggio pieno di vita e sentimento. sembrerebbe il classico gioco delle parti…è vero! ma il linguaggio letterario di marquez, la poesia che ogni parola di questa donna accanita trasuda, la violenza con cui si scatena il veloce monologo fanno di questo libercolo una piccola perla da tenere sul ripiano basso della biblioteca, quello più facilmente raggiungibile, per non dimenticare mai che insieme si dovrebbe costruire qualcosa piuttosto che annullarsi a vicenda nei silenzi dell’anima.
Dedicato a… nano sul predellino di un’auto (se no el se vet minga!)
Una delle migliori canzoni del mitico elio: anche lui affetto da calvizie, ma non ha ancora deciso di passare da cesare ragazzi. Gli bastano le sopracciglia.
Fossi figo frequenterei il locale giusto, “Monte citorio o la P2?”
fossi figo conoscerei la gente giusta, “Craxi, Gelli, Mangano…”
fossi figo indosserei vestiti trendy,
certe volte son dei capi orrendi “Ve lo ricodate con la bndana l’estate del trapianto?
D”
che a nessuno li rivendi.
Fossi figo tutti i giorni sarei in palestra. “E le foto di panorama con lui da giovane con fisico bestia? E Chi ci ha creduto?”
fossi figo starei ignudo alla finestra.
Fossi figo sarei il principe dell’adduttore,
sarei il re dell’addominale,
sarei il re della finestra. “O d’Italia”
Ammirerebbero i miei capelli, “Ti piacerebbe! Una volta!!!”
si, sono finti ma comunque sono molto belli,
quelli veri sono volati via col vento
e anche la foto sul documento
non mi rassomiglia più.
Capelli, capelli,
sono andati via e non torneranno mai,
in piazza li rimpiazzo
con un prodigio della tecnica frutto di ricerche
e sperimentazioni che ci aiutano nel look. “E pagato con i nostri quattrini… Cribbio!!!”
Fossi figo guiderei una grande jeep “e be’, come diceva Freud… Deve compensare qualcosa?”
fino in disco attesissimo in zona V.I.P., “Nei presunti circoli della libertà?”
il mio nome sarebbe sempre incluso nella lista, “Dei pregiudicati?”
non dico proprio il primo della lista
ma neanche l’ultimo degli stronzi. “Magari!”
Cubista, cubista, “La Brambilla? Ce l’ha della cubista.”
come balli tu io non ho ballato mai,
ti guardo, tu mi guardi
e si scatena nel mio corpo
quella strana sensazione che noi giovani chiamiamo… “Giovani? A 70anni?”
cincin ueò muiterù “no, è l’arrivo di un avviso di garanzia, fidati!”
“Tratto da Die Hard 3 : No! Era la neuro: Ti ricoverano!!”
Forse non sono figo, forse no, “Erano buone le fette di proscutto che tenevi sugli occhi?”
ma sono bello dentro, dentro, “Come un confetto falqui. Duro fuori ma con tanta, TANTA, tenerezza dentro!”
fuori stranamente mi vedete come un solitario
ma a me piace stare con la gente. “Visto chi ti circonda!”
Io, per piacervi,
mi epilerei per tutto il santo giorno
come le balle di un attore porno
“E come un divo porno, vai, VAI … Zark off!!”
dona flor
ero ancora “imberbe” studentella di giapponese alle prime armi con la scrittura quando, per il mio compleanno la concetta mi regalò “dona flor e i suoi due mariti” di jorge amado..chissà chi sarà mai! ho lasciato questo romanzo sul ripiano della mia libreria per diversi anni, insieme a tutti gli altri di narrativa sudamericana che poi ho collezionato negli anni. alla fine, lo scorso giugno, in preda ad un attacco febbrile appena arrivata a casa dei miei in cerca di rifugio per studiare le ***** della sidis, lo prendo finalmente in mano e comincio la lettura. che dire, sarà stata la febbre, sarà stata l’atmosfera di casa, mi ha letteralmente stregato. passavo le notti fino alle tre di mattina a leggere delle avventure della povera dona flor e del suo marito mascalzone, il cui motto era “tutto xixica per passare il tempo, permanente solo tu, flor, mio fiore di maggiorana, tu e nessun’altra”. vadinho, essere diabolicamente umano, e flor, iniziata alle gioie dell’amore dalle nudità del suo scaltro marito. un romanzo brillante, vivace che mescola insieme amore e cucina, gusto per la vita e per le gioie fisiche di questo mondo..e dell’altro, alle volte aspro nel ritagliare i ricordi, i rimorsi, il rancore per una vita non vissuta a pieno, tradita dalle circostanze.
una scrittura veloce come piace a me, ricca di immagini dalla forte carica evocativa; un pascolare di personaggi fatti di carne e umori, presenti, vivi, assolutamente non castigati dalla pagina scritta ma delineati a tutto tondo. e un pizzico di xixica…
alla prossima passeggiata per boschi narrativi (per dirla alla eco)
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