Trova l’errore
Per non assopire il nostro ultimo neurone
L’ultima trovata prima dello scudo fiscale: win for life. Se indovini 10 numeri più il numerone, estratti da una tombola di 20 numeri ti becchi 4.000 € al mese per vent’anni. Giocata di un €, come il superenalotto. Qual’è la probabilità di vincere la rendita?
Immaginiamo dapprincipio di calcolare la probabilità di beccare esattamente i 10 numeri nell’esatta sequenza con cui escono (non è la stessa cosa di beccare i 10 numeri, è molto più difficile, ma più facile da calcolare). Ovvero ho 1 probabilità contro 20 di beccare il primo numero, 1 contro 19 di beccare anche il secondo e così via fino a 1 contro 11 per il decimo. Gli eventi sono indipendenti e le probabilità si moltiplicano fra loro, quindi c’è una probabilità contro 20*19*…*12*11=670.442.572.800=20!/10!, ovvero 670 miliardi e rotti.
Ma se non voglio tenere conto dell’ordine di estrazione la probabilità aumenta, e aumenta di un fattore pari a come posso mischiare i miei 10 numeri vincenti. Con ragionamento analogo a sopra il primo può stare in 10 posizioni, il secondo in 9 e così via ovvero un altro 10!=3.628.800 che aumenta il caso di vittoria.
Quindi la probabilità di beccare la decina vincente è di uno contro 20!/(10!*10!)=184.756. Così vinceremmo 10.000 €, e non la rendita purtroppo, dato che non abbiamo ancora considerato l’effetto del numerone (che alla fine ricorda una zeppa di neurone).
Però abbiamo già qualcosa su cui riflettere: probabilità di centrare la decina è uno contro 184 mila. Cioè ho la certezza di vincere giocando tutte le 184 mila combinazioni, ovvero 184 mila €. Per vincerne 10 mila. I premi accessori pare che coprano circa 58 mila altri euri. Perdita netta di oltre 110 mila €.
Dato per scontato che abbiamo avuto così culo da beccare la decina vincente, quale probabilità ci sarà che il numero sparato a caso dal totalizzatore sia il numerone pescato? Facile, 1 su i 10 rimasti.
Quindi la probabilità di vincere la rendita è uno contro 1.847.560 (la rendita vale 960 mila €, al lordo dell’inflazione però!! Che attualizzati a un tasso dello 0,2% mensile composto sono poco più di 763 mila). Ecco svelato win for life. Il banco vince sempre. Dai calcoli fatti da esimi logici pare che la vincita probabile per ogni € sia di 37 centesimi, ovvero su ogni €, in media, 63 se li pappa lo stato che poi li spartisce con altri simpaticoni.
Ho fatto un errore in tutta questa storia, riuscite a trovarlo e soprattutto a scoprire il perché?
Ignoranti e babbei

coppia di pagliacci
Si scopre che il duo dei ministri più vituperati di questo governo ha partorito il classico topolino.
Senza entrare nel merito e in quella visione da indegestione di cazzuola andata a male che potrebbe essere l’accopiamento fra quei due pseudo esseri umani, o presunti tali.
Eccoli che producono l’idea geniale. 150 € li offrono loro come governo (notizia anche sul FATTO del 26/9 a pagina 17), cioè noi come contribuenti, per dotare alla lunga tutti gli studenti di un bellissimo mini pc, ovvero un netbook. Solo che 150 € non bastano per l’acquisto: ci vuole qualcuno che sovvenzioni il resto, dicono loro.
Proprio allo scopo di introdurre e promuovere l’utilizzo delle nuove tecnologie a scuola con l’obiettivo di innovare e migliorare la didattica attraverso corsi di formazione rivolti ai docenti, Gelmini e Brunetta hanno siglato questa mattina un Protocollo di intesa con la Microsoft.
Ora armiamoci di calcolatrice e insegnamo un po’ di aritmetica all’avocatessa di Leno abilitata a Reggio di Calabria e all’esimio professor Brunetta che ha rinunciato ai suoi sogni di Nobel per rincorrere i governi Craxi prima e berlusconi poi.
Venerdì ho fatto tappa al mediaworld. C’era esposto un ACER A150W a 229 €. Dai 150 promessi dalla coppia di ministri ne mancano 80. O forse mi sbaglio? Be’, se anziché cercare sponsor si cominciasse a scegliere il modello 150L con linux e openoffice a bordo quanto risparmieremmo? Da www.videoweb.it si scopre che una licenza OEM di windows XP home ci vogliono 80 €. Diciamo che all’Acer preinstallata mamma Micro$oft ne chieda solo 40. A cui togliere anche antivirus e versione trial, di prova, di office.
230-40=190 €. Cazzarola, ne mancano ancora 40! Di certo ci si può togliere il guadagno del mediaworld che credo sia intorno ai 10€ per quel prezzo. Siamo ancora a 180. E ora la magia. 180€ sono 150€ più 30 di IVA. Ma se il pc me lo dà lo stato l’IVA se la può anche abbuonare e quindi siamo arrivati. Per non parlare del fatto che facendo un’ordine all’ACER di 10 mila e passa pezzi forse qualche altro soldino si può risparmiare. Ah, le pagliacciate brunetta-gelminiane e la loro sagacia aritmetica non smetteranno mai di stupirmi!!
PS: Forza, Pirati tedeschi!!! Piratenpartei dentro il bundestag! Capitan Harlock for president!
Diagonali
Due mesi or sono Andrea attirò la mia attenzione sulla proliferazione delle tv, e quindi monitor e schermi di ogni sorta, in sedici noni. Il buon vecchio formato 4 terzi sembra scomparso. Anche per i monitor per pc dove forse una forma più quadrata era più ergonomica. Risoluzioni come il 1024 per 768 o 1280 per 1024 sono oramai belle e dimenticate in favore di altre bislacche che non ho ancora memorizzato.
Detto questo, saranno solo questioni estetiche che hanno portato al pensionamento del formato 4 terzi ? Da ingegnere e scettico, la prima cosa da fare è quella di trovare un numero che sia davvero indicativo; in questo caso non tanto la diagonale ma chiaramente la superficie di visualizzazione utile dello schermo (ovvero il prodotto delle due risoluzioni, in termini di pixel).
Quello che ci si propone di dimostrare è la differenza di area fra uno schermo a 16 noni e uno a 4 terzi che abbiano la diagonale di identica lunghezza.
Il termine 16 noni significa che se il cateto corto fosse lungo 9 cm, allora quello lungo misurerebbe 16 cm. In un caso del genere la diagonale verrebbe radice di 81+256= sqrt(337). Per il 4 terzi il calcolo è semplice, dato che si ha a che fare con una terna pitagorica e la diagonale (ipotenusa) è lunga chiaramente 5 unità di lunghezza.
Proviamo allora a costruire sulla stessa ipotenusa, lunga radice di 337 cm, due triangoli: da una parte uno con i cateti 9 e 16 cm, dall’altra parte un altro che abbia i cateti in proprorzione 4 a 3. Detta 3x la lunghezza del cateto corto, l’ipotenusa sarebbe 5x=sqrt(337) cm. Il che porta a dire che il cateto corto sarà lungo 3*sqrt(337)/5 cm e il cateto lungo = 4*sqrt(337)/5 cm. Il rettangolo costruito su questo trinagolo ha chiaramente area pari a 12*337/25> 161 cm quadrati. Mentre il rettangolo di lati 16 e 9 ha area pari a 144 cm quadrati. Una semplice divisione porta a verificare che un monitor 4 terzi è del 12% più ampio (nel senso della superficie) di uno 16 noni. Invece ci si dice che uno 16 noni è più bello, più figo e così via. Così ci vendono a un prezzo superiore un prodotto che ha il 12% in meno di valore. questa sì che è economia di scala e soddisfazione dell’utente! Come vendere il latte scremato, con il 12% in meno di grassi che fanno molto male, più caro del latte intero. Per poi scoprire che quel 12% di grassi tolti sono stati usati per fare la panna e il burro.
Come si vede, a volte anche la matematica ha il suo perché! Anche quando basta un minimo di aritmetica e di geometria euclidea. Ecco smascherata la truffa del 16 noni!!
PS. Non posso resistere a porgere questo link… ecco chi ci governa. Il pagliaccio delle lupae…
La conoscenza è forza
Per parafrasare George Orwell lascio ai posteri la mia tesina di abilitazione, opportunamente rivista e corretta. Rivista perché quella campionessa della mia tutor diceva che era troppa roba. Per lei, ovviamente. Non per nulla fa scaduto di cognome. Cognome che dev’essere garanzia!
E allora ecco in poche paginette perché l’RSA funziona e qualche utilissima nozione di algebra: i rudimenti dei gruppi astratti.
Cheers! rsa
principio di petter
In una organizzazione gerarchica, la presenza in termini relativi di incapaci cresce con il salire la piramide del potere. Ovvero, più si sta in alto nella gerarchia del comando, più è probabile che si sia incapaci per quel ruolo.
Le premesse di questa affermazione sono però molto importanti. Riflettiamo su alcuni aspetti di ogni organizzazione gerarchica. In genere non c’è praticamente possibilità di venire declassati, ovvero degradati. Inoltre non è detto che uno che fosse abile al lavoro che fa al livello dove si trova, sia per forza abile anche al livello successivo dove ci vorranno competenze diverse e maggiori responsabilità. Inoltre ci si aspetta che la promozione sia stabilita in base a criteri ragionevoli (per esempio esaminando le capacità/competenze del candidato). Anche in presenza di esami non è però scontato che sia il migliore o comunque uno non inetto a essere promosso. Specie in Itaglia siamo abituati ad esami, e/o concorsi, pilotati oppure con tracce scritte ad hoc per certi candidati.
Questo è un principio universale, dovuto alla natura umana. E’ anzi dimostrabile, dati alla mano, che in un sistema come quello italiano, più si sale la scala gerarchica più è probabile che si sia un idiota: completo, a mano armata e a lingua salmistrata.
Da un punto di vista storico e socioculturale l’italia sconta il suo retaggio latino. Il clientelismo è nato con gli antichi romani, è prosperato nel medioevo e continua, più florido che mai, anche oggi.
Ovvero è più facile fare carriera se si conoscono le persone giuste; se si hanno le amicizie che contano; se si è spalleggiati da un potente; se si sa leccare il culo, in sostanza.
In genere queste sono qualità che tendenzialmente non si dovrebbero riscontrare in un buon capo ufficio. Anzi, di solito il leccaculo di turno farebbe di tutto per arrivare in alto, tranne il suo lavoro fatto bene. In genere perché incapace, se no cosa leccherebbe il culo a fare? Per non parlare dell’insana tendenza che hanno i leccaculo a fare comunella, ovvero legare insieme per i propri interessi.
La cosa peggiore è che mentre un buon lavoratore in qualche misura può tollerare un inetto, gli inetti non tollerano i competenti. Li trovano pericolosi. Possono far notare e risaltare la loro incompetenza. Inoltre possono far aumentare il carico di lavoro, creando un precedente di qualcuno che sa lavorare in un certo modo.
Alcuni esempi eclatanti, che sono stati studiati, sono quello dei vice direttori della ford. Si diceva che quando essi uscivano dagli uffici per andare a pranzo, il movimento di piedi facesse tremare i pavimenti. In ufficio erano poco più dei burocrati, dato che a quel livello non erano più buoni a niente. Oggi starebbero in ufficio a fare i solitari di windows, probabilmente.
La dimostrazione di questo interessante fatto si basa sulle code di markov. Si può semplificare dicendo che la probabilità di avere incompetenti al primo livello sia un certo valore p. Si può immaginare che le persone incompetenti a un certo livello restino competenti dopo la promozione con probabilità 1-p mentre gli incompetenti resteranno incompetenti anche se promossi.
Se vi accontentate di alcune simulazioni, vi lascio questi fogli di calcolo con cui cimentarvi, rigorosamente scritti con openoffice.
Bello. Ed esiste un modo per difendersi dal principio di petter?
No. E’ dimostrato. Accade. Sempre. E si accentua al crescere del numero di livelli e quindi al crescere della dimensione dell’organizzazione.
Due sole cose mi sovvengono per limitarne gli effetti:
-
Diminuire per quanto possibile i livelli
-
Trovare un modo di non promuovere gli incompetenti, se proprio non si può degradarli
Il primo è il più desiderabile, efficiente ed economicamente valutabile. Ma spesso irrealizzabile. C’è anche un altro fattore da tenere in considerazione: un leader, per fare bene il suo lavoro, non deve avere troppi subalterni; se così accade alcuni non possono essere seguiti, tenuti sotto pressione, e comunque il lavoro diventa troppo per il capo. Il numero ideale pare che oscilli fra 8 e 15 (alcuni studi militari parlavano di 6, ma questo lo trovo ridicolo). Non è del tutto un caso che anche gesù il cristo avesse 12 apostoli.
Questo è un paese di…
Coglioni!
PArola di Silvio Berlusconi, che tacciava, con il suo solito eccezzzzziunale spirito (in valsassina lo chiamiamo grappa!) e umorismo (vedete? Lo ripeto da un po’ che è un paglaccio. il Capo Pagliaccio!), che tacciava di essere un coglione chi non lo avesse votato. Era il lontano aprile 2006. Io sono un coglione, dato che nonostante il naso turato annullai la scheda.
La cosa buffa è che in quella elezione, parlo della camera, c’erano 46.997.601 coglioni potenziali con diritto di voto. I voti per il Capo Pagliaccio, con suo grande disappunto, furono 18.977.843.
Kcalc alla mano nel 2006 in italia c’erano più di 28 milioni ci coglioni a piede libero.
Con qualche alchimia ho calcolato che nel 2008 gli aventi diritto alla camera fossero 47,1 milioni. Di costoro solo 17,064 milioni hanno votato il Capo Pagliaccio. Conti alla mano otteniamo la bellezza di 30 e rotti milioni di coglioni a piede libero, con un aumento, in soli 2 anni, di oltre il 7%.
Ma i numeri sono numeri. Se aggiungessimo i voti di casini e della santanche (detta santaanchelei non mi fate incazzare o vi mostro il dito medio!) il capo pagliaccio arriva a quasi 20 milioni di voti (ben lontani dalla maggioranza degli italiani comunque).
Il ragionamento di quella pelanda (si può usare anche al maschile…) di lele confalonieri (noto pubblicista) sarebbe il seguente.
- Vero è che chi non ha votato berlusconi è un coglione
- Vero è che santaminchia e lo scudiero del papa pierferdy (scudiero divorziato mi risulta… ma è un pagliaccetto anche lui, non guardiamo il capelo) facevano parte della casa delle libertà (qualunque cosa fosse/sia. Forse una casa chiusa? mah…)
- quindi nel 2008 anche coloro che hanno votato per questi due, come dire?, mentecatti in realtà volevano votare sorriso durbans mr tupé da 6 milioni di € mi ustiono la pelata con la lampada.
- Ergo non vanno considerati dei coglioni. O almeno solo un pochino.
- Quindi bisogna distinguere fra coglioni e coglioni certificati, ovvero quelli che non volevano proprio votare per berlusconi (o che sono stati a casa e così via).
- Ergo l’italia va bene. I coglioni certificati sono diminuiti di quasi 900 mila unità, di oltre il 3%.
Dulcis in fundo l’effetto berlusconi è positivo, dato che i coglioni, i veramente coglioni, sono diminuiti.
L’analisi riporta altre inquietudini. L’astensionismo grillino si può quantificare in 1,4 milioni di unità. Gente nauseata che non è andata a votare.
Aggiungendo a pro uolter tutto quello lasciato fuori a berlusconi, eccetto milady e pierferdy, e anche mettendoci i voti degli astenuti, uolter arriva si a 18 milioni di voti, ma è solo un milione più di quelli che in effetti capo pagliaccio ha portato a casa.
L’effetto grillo, non votare, si è sentito, ma non è stato determinante.
Invece danno da pensare l’impennata sia delle schede nulle che dell’astensionismo. Questi sono oltre 2,3 milioni di voti, 2,8 con le bianche. Una cifra intorno al 6%.
Bon, ho perso di brutto il filo, ma vi regalo l’immagine del documento che ho creato (tutte le fonti che ho usato sono del ministero degli interni ovviamente). Ah, ecco.
Ah, ecco. Oggi Capo Pagliaccio dà degli imbecilli ai suoi detrattori. Meno male! Eravamo abituati a sentirci chiamare coglioni, qualcosa di certo va migliorando
!
L’aritmetica è un’opinione
Il capo paglioccio (Silvio It the clown) e la sua suorina May Star giurano che la riforma, ovvero il ritorno al passato al maestro unico, non farà perdere posti di lavoro. Inoltre non diminuirà il tempo pieno che anzi aumenterà.
Se le maestre faranno lo stesso numero di ore e le classi saranno lo stesso numero allora sarà vero quello che dicono. Anche meglio per le maestre: anziché tre scrutini ne faranno uno da sole, risparmieranno tempo. La cosa è ovvia: se una maestra fa 24 ore la settimana, copre 4 ore al giorno per 6 giorni. Quindi un’intera classe. Se abbiamo tre maestri faranno 72 ore alla settimana coprendo 3 classi, a orario solo antimeridiano. Poi che siano spalmati su tutte e tre le classi anziché una sola mi pare che non faccia differenza.
Il tempo pieno e la settimana corta porterebbero a fare 6 ore al giorno per 5 giorni (4 ore mattina e 2 pomeriggio). Anche qui il totale fa 30 ore. Ovvero o c’è una maestra in più che fa il “dopo scuola” (ve lo ricordate il buon vecchio e caro dopo scuola?) su 4 classi (6*4 ventiquattro… come il 1224 del ministero delle pari opportunità: 10 euro per ogni servizietto!).
Ergo, senza aumento del personale, o diminuzione delle classi (con quindi diminuzione dei bimbi o aumento del numero medio di bimbi per classe) aumentare il tempo pieno non è possibile. A meno di non ricorrere ai soliti, e io sono uno di essi, precari.
Così è, se vi pare. Mai ammettere l’errore. Mai subire una critica. Sempre cavalcare l’onda e sorridere. Negare l’evidenza, rispondere con battute più o meno spiritose. Leccare il culo al potente ospite di turno amico personale di lunga data: se è Putin (che deriva da figlio di Putana) fare il gesto del mitra con faccia stralunata alla sfigata giornalista scomoda di turno; se è Geroge W. Bush abbracciarlo, scodinzolare come un cucciolo e fare il più possibile la figura del fesso (con leggio divelto incorporato).
MAnco sapete l’aritmetica e volete fare la riforma della scuola.
PS: A Tonì (Di Pietro). Vedi di non imparare anche tu dal capopagliaccio a dire e fare pagliacciate. “TAngentopoli sta tornando”, hai detto. Va be’ che ti ho votato e che di te, Colombo e soci ho una certa stima, ma credi davvero che tangentopoli sia mai finita o stata debellata? Forse è davvero l’ora di gente nuova e aria fresca pure a Roma. Altro che Bossi: ci vorrebbero i contadini delle quote latte a spargere letame e merda nei palazzi del potere! Ecco cosa ci vorrebbe. Poi il letame è esplosivo, come ci insegna il caro Mc Gyver, e questo concluderebbe l’opera.
ipse dixit
Siano a e b due numeri interi: Si eseguano le tre operazioni di assegnazione in sequenza.
a=a+b;
b=a-b;
a=a-b;
Buon appetito.
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