senso materno
Cosa definisce in grado di civiltà di un popolo? Quale è la chiave per tutte le porte? Cosa fa si che un signore italiano si ritenga superiore dal punto di vista civico (e spesso non solo!) a una donna iraniana che indossa il burqa? Domande forse senza risposta, è vero, ma che nascono spontanee quando, in una fredda mattina del 16 ottobre 2009, sul treno gioiello della compagnia ferroviaria monopolistica del regno d’Italia del ras Berlusqa, una donna sulla quarantina accompagnata da infante di pochi mesi si sente in diritto di spogliarsi del golfino, aprire la camicetta rosa in tinta spettacolare con l’abbigliamento della cucciola e scoprire il modernissimo reggiseno a coppa sbottonabile per offrire il capezzolo alla bimba impaziente. Fino a quando le sue dirimpettaie di viaggio erano una donna sulla sessantina con figlia appena adolescente la cosa forse non destava sospetto…ma l’imbarazzo dei due distinti signori inglesi saliti a firenze nell’assistere alla scena raccontava un po’ di cose e faceva riflettere. Il mio senso materno, è abbastanza risaputo fra parenti ed amici intimi, non è dei più spiccati; diciamo che eccello per altre virtù, ma non per questa mia mancanza mi interrogo sul perchè un tale comportamento sia più civile di altri. Immaginate la situazione ‘au contraire’: cosa succederebbe a questa signora in una ipotetica vacanza in Iran nell’atto di dar da mangiare all’affamata bimba scoprendo il seno in pubblico? Questo non per avallare la solita ipocrita presa di posizione di chi dice a bocca piena “chi arriva si deve adeguare agli usi e ai costumi del paese che gentilmente lo accoglie”. Leggendo sul Fatto quotidiano di giovedì scorso la risposta di Furio Colombo a chi chiedeva se davvero il burqa non fosse ‘pericoloso’, ho dato forma a tanti pensieri che da tempo mi frullavano nella testa. La convivenza si fa insieme, non esiste la risposta unilaterale da padre-padrone: sei a casa mia e qui comando io. La società civile si costruisce insieme, rispettandosi l’un l’altro e trovando insieme terreni comuni su cui lavorare. Chi arriva deve avere il diritto ad integrarsi, non solo il dovere: c’è una sottile differenza, come tra il dire e il fare! Siamo anche noi che dovremmo creare le basi per favorire l’integrazione, e solo allora avremmo il diritto a lamentarci di chi arriva. E invece, come accogliamo questa gente? Se tutto va bene nei cpt (a proposito, giusto ieri mattina mente il tt mi accompagnava in stazione, mi è caduto l’occhio sulla frase che sporcava un muro “fuoco ai cpt”, giusto perchè noi siamo civili!!). C’è stato un tempo in cui agli italiani era vietato entrare nei bar a Stoccarda o Ginevra. Ma succedeva anche a Milano, fino a non molto tempo fa. Nessuno stupore se oggi la Lega riesce a partorire aborti largamente condivisi. Chi è senza peccato scagli la prima pietra dicevano i cattolici, oggi neanche loro più!!
quel treno per venezia
il treno diretto lecco-venezia è una chimera domenicale, durante i feriali si limita ai percorsi regionali senza sconfinare nel brillante veneto. forse per paura di sfigurare nei confronti dei cugini del nord-est che i pendolari li fanno viaggiare in treni lucidi e, sembrerebbe, puliti. il nostro era il classico treno merci della famiglia dei regionali sfigatissimi, di quelli che non prendevo dall’incubo sidis in quel di bergamo. poltrone sfondate, dove il tessuto è diventato nero per via delle scarpe sporche e bagnate che il menefreghista di turno pone a riposare sul bordo. l’aria quasi respirabile, con zaffate a tratti di strana provenienza. si viaggia lenti, e senza grandi pretese, viste le condizioni precarie del mezzo (“riusciremo a tornare a casa stasera?” questo il dubbio atroce che ci siamo scambiati a pochi minuti dalla partenza). poi, la gita in treno offre sempre uno spettacolo impagabile quanto a studio sociologico della varia umanità: dal gruppo di quattro con neurone in condivisione, alla coppia straniera di chiara origine slava e dalla mascella “volitiva”. volitiva non perchè ricordasse il riker dei tempi migliori in star trek, ma per la irrefrenabile capacità di movimento ruminante, dal chewing gum quadrato modello pasticca da farmacia alla mela gialla mangiata con la buccia condita dei velenosi pesticidi da biancaneve, alle freselline all’olio “che se non ti lecchi le dita godi solo a metà”, tutto senza sosta, imperterriti! più inquietante il gruppo dei magnifici quattro, dove spiccava per rumore la bionda affetta da ridolite continua, estenuante per tutti tranne che per il fidanzato, una fotocopia atroce del povero sfigato “fallito” che abitava nell’appartamento al primo piano del nostro condominio a lecco. gli altri due erano sposati, come “giustificava” la fede pallida al dito. probabilmente si lasceranno fra qualche anno, data la distanza che lei aveva messo fra sè e il bacio di lui. tristezza…soprattutto perchè lui ne sembrava del tutto ignaro, troppo preso a parlare dell’ultimo viaggio in giappone, durante il quale lei probabilmente rimasta sola a casa si sarà chiesta come mai stesse così bene, e si sarà data anche una risposta nella migliore tradizione marzulliana.
and last but not least, come direbbero gli inglesi, l’amico gay quarantenne di lady d. e elton john, quello che elargiva pillole di saggezza omosessuale e piccole lezioni di english idioms alla coppia simil gemelle kessler di lecco sedute di fianco, due vecchiotte che pirandello definirebbe grottesche dal capello biondo e labbra rosse scarlatto. peccato però che le due attempate non si fossero rese conto dell’inclinazione sessuale del loro imperituro interlocutore finchè lo stesso non ha menzionato un presunto “fidanzato” con cui faceva coppia qualche anno addietro. le due devono aver capito solo allora, come ha sottolineato il momento di imbarazzante silenzio in cui è crollato l’allegro terzetto. ma ben più grave, le gemelle non devono essersi neanche rese conto della vagonata di bugie che il tipo aveva messo su a loro esclusivo appannaggio, credo, dalla gita con la regina madre e carlo, alle confidenza dell’amica diana nei momenti di sconforto, tutto rafforzato da date impeccabili sputate a sentenziare legittimità. peccato che poi, giusto in quel frangente, mentre ci apprestavamo ad arrivare a venezia santa lucia, passassero per radio la sua canzone preferita, come lui si apprestava a sottolineare urlando (già perchè l’allegro bugiardo parlava con le gemelline ma nel frattempo aveva l’auricolare per ascoltare la musica), “kendol in the waind, kendol in the waind”, ovvero la sua versione personale di “candle in the wind”…ma tanto le kessler non avranno capito nulla lo stesso!
cantuccini morbidi
il forno del mio paese fa dei biscotti buonissimi, cioccolato e mandorle, tipo cantuccini, ma morbidi che piacciono tantissimo sia alla mamma che al tt. allora grazie alla ricetta di un’amica della mamma, ho provato a realizzarli e il risultato è stato divino. ve li propongo!
500 g di farina 00
300 g di mandorle
200 g di cioccolato fondente
400 g di zucchero (o metà miele e zucchero)
vanillina
4 uova
rompere le uova, aggiungere lo zucchero e lavorare velocemente. aggiungere la frutta secca e il cioccolato a scagliette, quindi la farina e fare la palla. ottenere quindi due filoncini da adagiare sulla leccarda del forno. cuocere in forno già caldo a circa 180° per una 30 di minuti. lasciar intiepidire e quindi tagliare i filoncini a biscottini obliqui.
enjoy!
sui fondi fas….questi sconosciuti!
il polverone sollevato in questi ultimi giorni a livello di diatriba intestina nel pdl (i soliti mal di pancia dovuti all’avere messo insieme nordisti e sudisti, nel migliore remake hollywoodiano di antichi pregiudizi yankees) ha portato alla ribalta la questione dei cosiddetti fondi fas! e che saranno mai? avendo un passato da agente di sviluppo (lavoravo presso un centro di ricerche che utilizzava fondi ue a favore delle regioni dell’obiettivo 1, del mezzogiorno per intenderci) avevo di primo acchitto pensato che fossero fondi europei ai quali la banda bassotti attingeva per placare le acque del mare mosso di sicilia. invece scopro che fas sta per “fondo aree sottoutilizzate”, ovvero una certa quota di soldini che lo stato, attraverso le finanziarie e la conferenza stato-regioni destina alle aree con problemi di sottosviluppo. all’origine, per il settennio 2007-2013 erano stati stanziati qualcosa come 64 miliardi, e destinati a diversi beneficiari, come si evince da questo link. il problemino è che negli anni, i fondi si sono assottigliati, non perchè le regioni ne abbiano attinto ma perchè lo “stato”, che non li aveva ancora sbloccati, ha eroso poco alla volta una quota del fondo, ora per coprire i mancati introiti dell’ICI, ora per fare piccoli doni alle giunte di destra da roma a catania. se vi interessa date uno sguardo a questo link. vi lascio col solito malcontento….
avvenenza au contraire
tempo fa riportavo al tt una discussione simpatica avuta a scuola con i miei colleghi made in naples e zone limitrofe. si parlava di una delle “avvenenti” proff che gira qui a scuola (dove secondo un altro non si recluta il personale docente in base alla graduatoria ufficiale, ma esclusivamente tramite supporto fotografico!) e angelo riesumò l’espressione “scarda e’ cess” letteralemente “scarda di cesso”. la scarda è la scheggia, sembrerebbe derivi direttamente dal tedesco skarda, traducibile come “spaccatura”. è ovvio che essere paragonati a un cesso già fa pensare che sia meglio emigrare nei paesi arabi ultrafondamentalisti dove il burka potrebbe aiutare a sopravvivere, ma addirittura alla scheggia di un cesso è da harakiri!
napoletani impietosi
biscotti morbidi da latte
tt non è affatto esigente in fatto di pappa, si accontenta di tutto quello che gli preparo, purchè sia roba poco verde. ma la colazione….questo è il suo tallone d’achille, o meglio il suo “baffo vibrante”. a ciascuno il suo!
ebbene, la colazione del tt è una tazzona enorme di caffelatte, due o tre biscotti valtellina e due biscotti chocolate chips. ma non un chocolate chips qualunque: deve essere quel chocolate chips e solo quello. gli altri “sanno di sabbia, sono troppo cioccolatosi, poco cioccolatosi”….evvia di seguito.
avevo della panna fresca, il brick da 200 g, in scadenza che non mi andava di perdere. l’ho mescolata a 500 g di farina 00, un uovo, 180 g di zucchero, una bustina di lievito per dolci e cioccolato fondente a scaglie. ho lavorato l’impasto molto velocemente, giusto il tempo di formare la palla, come per la pasta frolla e l’ho messo in frigo. dopo circa 30 minuti ho preso l’impasto e l’ho steso su un foglio di carta forno. cotto in forno preriscaldato a 180° per circa 30 minuti, aspettato che si raffreddasse e tagliato a cubotti. conservati in un contenitore a chiusura ermetica si mantengono anche oltre una settimana.
incredibile ma vero: a tt sono piaciuti per la colazione! a me anche per la merenda
e adesso..gramolino!
dopo innumerevoli tentativi siamo riusciti nell’impresa magistrale di produrre un gramolino fatto in casa non del tutto disgustoso. per chi non fosse informato sull’argomento….dicesi gramolino una sorta di brioche abbastanza grossa di circa 100 g per nulla burrosa e dalla morbida texture che si scioglie in bocca. io mi sono imbattuta nel gramolino una mattina di qualche anno fa, quando sergio ne portò uno a scuola per la merenda di metà mattina e me ne offrì un pezzetto. era bellissimo, dorato…troppo appetitoso! non potevo rifiutare, fosse solo per provare di cosa si trattasse, golosa come sono dei lievitati dolci!! mi disse che il gramolino è tipico di queste zone, del lecchese e del comasco, e da allora ne ho provato diversi tipi, di diversi panifici (essì..perchè il gramo si fa in panificio, si compra come un panino! non lo trovate mica al bar! no no!) e il tarlo mi rodeva: come posso provare a farne uno da me? riuscirò a scovare una ricetta per il gramolino homemade!?!?! e alla fine…ieri sera…sarà stata la depressione incalzante ho deciso di mettermi ai fornelli e provare questa ricettina che mi girava da qualche giorno per le mani. a dire il vero non è altro che la ricetta del panbrioche che faccio di solito, ma con dosi variate. l’impasto era ottimo, per nulla appiccicoso, si lavorava con grande facilità. il problema era soltanto….la forma! come dargli quella bellissima e stranissima forma tipica del gramolino?? un consulto familiare ha portato a due possibili alternative, il cui risultato, ahimè, per entrambe è stato lontano dalla realtà. ma i miei gramolini sono belli lo stesso, particolari e soprattutto veramente buoni. la suocera ha avuto l’onore di provare il primo appena sfornato e ahimè…si è lamentata del fatto che non ci fosse nulla dentro! insaziabile! io e il tt invece eravamo estasiati! e abbiamo bissato stamattina a colazione con gramolino abbondantemente farcito di ottima crema nutella homemade. il commento del tt è stato “goovey” via gmail! sono soddisfatta!!
per chi volesse cimentarsi e dare consigli e accorgimenti, ecco la ricettina:
400 g di farina (al 50% manitoba)
150 g di latte
mezzo cubetto di lievito di birra
50 g di zucchero (80 g se lo preferite più dolce)
1 uovo intero
50 g di burro a temperatura ambiente
un cucchiaino di sale fino
io uso la macchina del pane per fare gli impasti. metto tutti gli ingredienti nel cestello secondo le istruzioni della macchina, cioè prima i liquidi e poi i solidi. quando l’impasto ha raggiunto l’incordatura aggiungo il burro poco per volta, a pezzettini e quindi lascio lievitare per tutto il tempo indicato dal programma. al termine lavoro l’impasto lievitato brevemente sul piano di lavoro e lo lascio a riposo per altri 30 minuti circa. con questo impasto si possono fare briochine a treccia o col tuppo, gramolini, cornetti o anche un bel panbrioche da tagliare a fette per la colazione. con queste dosi si ottengono 6 gramolini belli grossi.
prima di infornare spennellare con latte appena tiepido (con o senza uovo sbattuto).
per la cottura, io mi regolo così:
briochine, gramolini e cornetti a forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti
panbrioche a 180° per 30 minuti. coprire con un foglio di carta alluminio dopo i primi 10 minuti.
enjoy!
nmap
dopo avventura telefonica….see you
election day 2008
rompo il silenzio politico. è da un po’ che non esprimo il mio pensiero sulla vicenda politica italiana, anche se credo nessuno ne avrà sentito la mancanza. dopotutto, è solo il pensiero di una piccola mancina senza arte nè parte, e soprattutto senza i titoloni da sociologo del bip che scrive sulla pagine di affari (libero) pensando di avere grande sapienza e conoscenza di tutti i perchè del mondo. e allora rispondo, citando il politico per eccellenza, cetto la qualunque, ‘int’u cul’ i sociologi e le loro analisi del kaiser sulla svolta leghista del popolo di sinistra, con apologia finale dei “bellissimi e azzeccatissimi” manifesti indiani. una sinistra affossata, scomparsa dal parlamento italiano molto più per via dell’astenzionismo dovuto alla politica fiscale del vecchio governo prodi e all’idea di voto utile verso il pd che all’inversione di marcia dell’elettore di sinistra. mi rifiuto di credere che un qualsiasi elettore di media capacità intellettiva non sia stato in grado di analizzare il mega flop della lega nel quinquennio berlusca, quando comodamente seduti a montecitorio i ministri leghisti si son ben guardati dal fare il minimo accenno ad una qualsivoglia riforma federalista. e ‘int’u cul’ alla riforma, l’importante era tenersi stretto il sediolino magico sotto il culetto e al massimo santificare biagi per la merdosa riforma del mondo del lavoro che aveva partorito, quella stessa riforma in virtù della quale oggi le statistiche parlano di una drastica diminuzione della disoccupazione (senza citare però quanti sono coloro i quali lavorano saltuariamente con contratti a termine, quelli per capirci che fanno solo numero ma a casa portano 700 euro se e quando tutto va bene). si è capito che sono un po’ incazzata? un po’ delusa?
leggevo stamattina un articolo di ida dominijanni intitolato, senza tanti giri di parole, “per la razza e il portafoglio” (se volete leggerlo per intero, cliccate qui ); un’analisi spietata del risultato delle elezioni, con qualche domanda importante sul futuro dell’italia, o meglio su ciò che gli italiani si potrebbero aspettare da un governo, forse un po’ apocalittica come visione, visto chi scrive, ma senz’altro indovinata sotto tanti punti di vista. nell’analisi del tappo malefico e del suo entourage di eroici stallieri, per esempio, o nella profetica riforma ’stravolgente’ della costituzione italiana. o più semplicemente nella scelta del titolo, che allude alla coalizione bossi-berlusca a difesa del portafogli e della razza padana, doc come il parmigiano reggiano!
la convivialità
ieri ho seguito una lezione interessante giù in sidis. si, è vero…era una lezione di scienze della diseducazione, tenuta da un aspirante pedagogo etc etc…eppure questo incrocio fra un filosofo benpensante e un volontario preso da medici senza frontiere mi ha lasciato qualcosa. sarà che presentandosi ha cominciato a snocciolare hanna arendt, michel foucalt, paul ricoeur e ogni nome, situazione menzionata “rang a bell”, ma le lezioni di questo modulo sui diritti umani sono state forse le più coinvolgenti seguite in quel di bergamo (chè se lecco è adagiata sul “ramo del lago di como che volge a mezzogiorno”, bergamo la si potrebbe aulicamente definire solo come “quel lembo ameno di terra briantea cosparso di regale concime lombardo”). ieri un brivido percorreva la schiena (e non era dovuto solo al freddo…immaginate 7 persone nella magna aula galeotti della unibg!! potere riscaldante -8) quando partiva il video con una intervista al grande paul ricouer: un bertrand russell dell’ultima generazione, un foucault attualissimo interrogato sui temi della moderna economia e del concetto di giustizia, declinato in rapporto alla morale e al diritto. ebbene, dei tanti concetti che meritano menzione, credo che la convivialità, intesa come possibilità per una moderna società di creare spazi di interazione e soccorso reciproco, possa aprire la strada a discutere di questioni sempre più attuali sulla impostazione economica di un mondo-mercato. e non parlo di pure utopie socialiste alla george orwell, parlo della pregnante necessità di una economia ecosostenibile, realtà sempre più vicina…nonostante i cumuli di immondizia a napoli e le velleità nucleari di certa parte politica italiana. ma si sa, l’italia è sempre “a step behind”. se vi interessa il testo dell’intervista, seguite il link, please!
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