Privacy & Pubblicy
La privacy in Italia è una materia molto buffa. C’è uno squilibrio abnorme su quello che il buon senso suggerirebbe e quello che in realtà sono le norme, le leggi, al riguardo.
Per esempio la privacy non impedisce che ci riempiano la casella di posta, tradizionale che elettronica, di pubblicità, io direi monnezza!, spesso sgradita. La stessa privacy che non impedisce a Telekom, Vodafone, Wind, Tele2, Lavazza, Olio Carli, FastWeb, Sky e chissà quanti ne ho lasciati via, di romperci, come dire, i coglioni al telefono in continuazione. E se avete una partita IVA la cosa si complica per via delle pagine gialle. Telefonate indesiderate ricevute 1080. Telefonate di potenziali clienti 3.
La privacy ci obbliga a informare il tizio che i suoi dati sono sensibili, a far firmare montagne di carta (in e dis)utile che deve poi essere conservata. Ci obbliga a informare prima i mongolini che sono stati segati/rimandati a settembre (oggi si parla di sospensione del giudizio in modo ipocrita) anziché pubblicare i tabelloni e mostrare al pubblico ludibrio se sono dei ciucci o no, comprese le pagelle stile schedina. Una volta c’era da vergognarsi davanti ai tabelloni. Oggi tanto varrebbe non pubblicarli affatto. Per non parlare poi di poter pubblicare voti o altro su internet (pensate ai voti di esami universitari che sono a mettere solo la matricola e non nome e cognome e a volte sbagliano pure).
Privacy credo che dovrebbe significare che la mia vita privata è tutelata e protetta. Che nessuno dovrebbe disturbarmi a casa, quando sono tranquillo o nelle mie cose appunto private.
Ma i miei atti pubblici, dagli esami ai voti a scuola alle assenze per malattia che faccio e fors’anche alle tasse che pago, non credo che siano privati. Può darsi che siano dati sensibili ma non privati.
Un po’ come le intercettazioni telefoniche o ambientali: se i tizi commettono dei reati dovrebbe essere possibile, e spesso doveroso, per la magistratura poterle fare. Certo, magari poi è questionabile il fatto che queste informazioni siano rese pubbliche prima del processo.
Da notare invece l’uso della parola privacy da parte dei nostri governanti e pseudotali. Significa che loro possono fare tutto quello che vogliono senza che il popolino sappia e possa sapere alcunché. Proprio loro che sono i personaggi pubblici per eccellenza. Proprio loro che dovrebbero essere maestri di trasparenza e di legalità. Ma questo forse in Congo o nel Botswana, non nella Reale Repubblica delle Banane, più simile alla vecchia India per via delle caste che la popolano e dominano.
Laonde per cui… ‘NT’U’ CULO LA PRIVACY! Credo proprio che vivremmo meglio senza, rispetto a come è normata oggi, ma questo è generalizzare su tutta la linea.
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(riferito a Gasparri & soci): “uno non li fa mai abbastanza cog*ioni rispetto alla realta’”